Le elementari
Sono pronta!
Le scarpe di pelle lucida nera,
i calzini bianchi,
il grembiule nero con il colletto bianco e il nastro azzurro,
la cartella di pezza a quadri rossi e blu,
il quaderno con la copertina nera,
la matita a righe gialle e nere.
La mamma mi accompagna fino alla soglia dell'aula
dove una giovane maestra bionda
mi afferra per mano e mi fa sedere in un banco di legno tutto segnato.
Ci sono tanti bambini, la maggior parte maschietti,
è l'unica classe mista della scuola elementare "Virgilio",
a cento metri da casa.
Con una paginetta di trattini verticali, le aste, inizio il mio cammino verso la laurea in Scienze Matematiche.
Dopo aver riempito pagine e pagine a matita
con aste verticali, orizzontali, oblique,
cerchietti e quadratini d'ogni tipo
passo alla penna e alle dita perennemente sporche d'inchiostro.
La penna è un'asticciola di legno
che tiene incastrato ad una delle estremità un pennino in metallo
che va intinto in una boccetta piena d'inchiostro, il calamaio.
Si vendono pennini di varie fogge e di vario prezzo
ed è un acquisto quotidiano perché facilmente si spuntano.
Avrò mai un pennino a castelletto?
Alla fine delle lezioni torno a casa con mio fratello
e invidio i compagni che, per altra via,
si accompagnano alla maestra.
Oggi mio fratello non c'è e mi unisco al gruppo che va con la maestra.
Al suo fianco sono felice,
le stringo la mano,
le parlo come alla mamma,
percorro strade nuove.
Quando il gruppo si scioglie
incomincio a ripercorrere a ritroso la strada fatta,
ahimè, mi sono smarrita!
IL mio compagno di banco che da quando abbiamo imparato a scrivere
mi subissa di letterine amorose che terminano sempre con la stessa frase
"a tuo fratelo bote bote bote"
mi viene dietro, si avvicina.
Così, mano nella mano, ridendo e scherzando, siamo sotto casa.
La mamma, il papà, la nonna, gli zii,
i cugini e tutto il vicinato sono affacciati.
Lascio cadere la cartella per terra
e a due mani schiaffeggio il mio salvatore.