I giochi

 

Seduti sul pavimento, in cerchio, io e i miei cugini, con colla fatta d'acqua e farina uniamo tra loro le strisce ricavate dal Corriere dei piccoli, e poi ritagliamo i personaggi. Corriere dei piccoli
I miei fratelli costruiscono il proiettore con una scatola di scarpe e una piccola lampadina.
Il divertimento inizia. Si gira!
Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura … incomincio io con voce squillante, dando vita alle ombre proiettate sulla parete bianca, e gli altri di rimando...

miss
Due vecchie lenzuola e un paio di mollette bastano per costruire un appartamento e allora giochiamo alle signore con le scarpe, le borse e i cappelli della mamma.

pagliaccio Corri! Corri! Sono arrivati i saltimbanchi!
Affacciati ai balconi che danno nel cortile seguiamo i loro preparativi. Dal nulla compaiono sedie, tavolini e mazzi di fiori. Con giacche dai colori sgargianti suonano la fisarmonica, cantano, recitano filastrocche e scenette. Poi tutti gettano dall'alto qualche monetina che viene raccolta con dispendiosi inchini.

bagno Ogni domenica, in casa, fin dalle prime ore del mattino c’è un gran trambusto. Un pentolone pieno d'acqua è sul fuoco, la conca di creta in cui si lavano i panni è posta al centro della cucina, porte e finestre vengono chiuse perchè non ci siano spifferi. La mamma, con un grembiulone bianco, tutta sudata, è lì che ci aspetta ad uno ad uno per svestirci, insaponarci,sciacquarci, asciugarci, coprirci di borotalco, metterci gli abiti della domenica, mentre ciascuno di noi, a suo modo, si ribella perché l'immersione nella conca è troppo breve. Quando siamo tutti pronti, belli e profumati, la mamma dà al mio fratellone venti lire e ci manda in chiesa. All'uscita andiamo al bar. Da un po' di tempo però ci fermiamo vicino ad una baracchetta dove fanno il "grattagratta", ghiaccio finemente tritato aromatizzato con essenza di menta verde e rossa amarena.

presepio
Si capisce che si avvicina il Natale dagli zampognari che, con buffi vestiti, girano per la città, fermandosi ad ogni porta a suonare "Tu scendi dalle stelle"; dalle barbose anticamere che si fanno da sarti e sartine che confezionano nuovi cappotti o rivoltano quei vecchi; dallo zigzagare da vetrina a vetrina in cerca del paio di scarpe che soddisfi l'occhio e la tasca.
I Presepi, immensi, che il babbo allestisce ogni anno, sempre diversi, sono famosi nel quartiere.
La fontanella zampilla, il ruscello scorre e muove la ruota del mulino, i pastorelli camminano, il fabbro batte la mazza sull'incudine, il ciabattino cuce la tomaia; il sole insegue la luna e la luna va dietro al sole e i Re Magi lentamente, giorno dopo giorno, si avvicinano alla grotta del Bambino Gesù. La vigilia di Natale, il prete, con tutte le donne del vicinato, sale a benedire.
La sera, dopo cena, vengono i parenti e gli amici. Gli uomini giocano a tresette, le donne e i bambini seduti intorno al tavolo allungato giocano a tombola.
A tutti i bambini, figli e nipoti, la mamma distribuisce una manciata di monete che raccoglie nel corso di tutto l'anno.
Che parapiglia! I ragazzini perdono e piangono, le mamme imbrogliano e li fanno vincere. I fagioli si spostano sulle cartelle, i soldi rotolano per terra, il babbo grida allo zio "mozzarella", i più piccoli strillano che i più grandi rubano, chi fa "tombola" balla scatenato sulla sedia ...
A mezzanotte la processione, dalla camera della mamma, avanza al canto di "Tu scendi dalle stelle" con alla testa il cuginetto più piccolo con il Bambinello adagiato su un cuscino di seta bianca. Deposto Gesù sulla mangiatoia ci sono le preghiere, gli abbracci, i baci, gli auguri e poi tutti a consumare torte, sannachiuderi, frutta secca, liquori, spumante e ogni altra leccornia.
Bisogna aspettare quasi l'alba per un po' di silenzio. Nel lettone io e mia cugina non dormiamo, parliamo, sogniamo, parliamo fino a quando la mamma non entra nella stanza con due coppe piene di latte fumante.
A Capodanno con luminarie che non finiscono più si ripete la festa.
La Befana ogni anno mi porta sempre lo stesso lettino di ferro battuto di color azzurro, con esso gioco fino a Marzo e poi sparisce. Le lenzuola invece cambiano ogni anno, a volte ricamate, a volte arricchite con merletti, a volte colorate; anche la bambola è sempre nuova.
Ma io desidero tanto la culletta di ferro battuto con il velo tutto intorno come quella che ha mia cugina. A mia cugina invidio anche la bicicletta con la quale scorrazza in cortile mentre io la guardo da dietro i ferri della ringhiera del balcone al secondo piano. Non mi è permesso scendere in cortile. In verità non mi è permesso neanche andare a casa della nonna, al primo piano, dove, dalla porta sempre aperta, tutti entrano ed escono, anche i mendicanti. È la nonna con zii e cugini che sale su da noi.

crisantemo
Un giorno che aspetto con ansia è la ricorrenza dei Morti. All'alba sono già pronta per accompagnare la nonna al Camposanto dove si trattiene tutta la giornata. Stracarichi di fiori, portafiori e lumini, in un pullman gremito di gente assonnata, attraversiamo tutta la città ancora avvolta dal buio. Nella cappella aiuto la nonna a sistemare i crisantemi, a spazzare i petali che cadono, a prendere l'acqua dalla fontanella vicina. Quando la nonna si siede sullo sgabello al lato delle lapidi, io aspetto l'arrivo di mia cugina. Insieme esploriamo tutto il cimitero, leggiamo gli epitaffi d'ogni lapide, studiamo le date, ascoltiamo la vita e la morte d'ogni defunto narrate dai congiunti con voce roca, spezzata da lamenti e pianti.

colazione
Ci si diverte con poco. anche l'andare a dormire a casa della vicina è un divertimento. Quando il marito parte per lavoro io prendo la mia camiciola profumata di bucato e vado da lei. La mattina, mi sento importante quando, spiata dai miei fratelli dal balcone di fronte, consumo una colazione ricca di squisiti biscotti.

bimba
Eppure c'è chi non ha neppure quel poco!
Vado con il babbo a trovare un suo zio, fratello del nonno paterno. Per l'occasione, la sarta mi confeziona un paio di pantaloni blu alla pescatore e la mamma mi compera una magliettina a righe grigie e rosse e un paio di sandaletti rossi. Siamo a Candela, un paese del foggiano. Il paese è tutto stradine, scalini e case basse e vicino ad ogni uscio è legato un maiale e ci sono anche le galline che razzolano libere vicino alle case. Non ci sono macchine, al più qualche bicicletta. Vive povera gente.
Le ragazzine, sedute davanti alla porta di casa su basse seggiole, scacciano le mosche che si posano sui visi mocciosi dei fratellini che tengono in braccio mentre i ragazzi si divertono a rincorrere le galline e a catturare lucertole con rudimentali fionde.
Io passo con il mio nuovo abbigliamento, i capelli lucidi tenuti su da nastrini rossi, e loro mi guardano come se fossi un extraterrestre. I grandi guardano con disprezzo il mio abbigliamento "la femmina co’ u cazone!".
A San Rocco c'è festa in paese e tutti hanno un vestito nuovo, fatto da pezzetti di stoffe varie messi insieme, un tripudio di colori e di disegni.
La famiglia dello zio è benestante ed ha una domestica, una donna sprizzante salute da tutti i pori, che ogni sera prima di accompagnarmi a letto mi lava i piedi in una bacinella, nella grande cucina nel cui fondo c'è una grande gabbia con i più svariati animali, porci compresi. Messami a letto spegne la luce e lascia la porta socchiusa e da quello spiraglio vedo lo zio nella sua stanza.
Lo zio è un uomo grosso e grasso. Quando deve coricarsi si appoggia di schiena al bordo del letto e la moglie, una donnetta piccola piccola, gli dà una spinta e lui cade a braccia aperte sul materasso come un grosso birillo colpito dalla palla. Poi la moglie lo prende dalle caviglie e con una fatica immane lo fa ruotare di novanta gradi. Buona notte, zio!

(I ricordi di Candela risalgono al 1946)