La nonna
Fiorentina Atalanta 2, Torino Milan X, Roma Sampdoria 1
e il dodici al totocalcio è fatto:
la mamma ha la pelliccia comperata da Marturano,
noi figli e tutti i nipoti veniamo vestiti a nuovo,
cappotti di panno e cappellini di feltro,
per le nonne e gli zii c'è una sommetta.
E poi c'è la casa nuova, più grande e con vista sul mare,
non lontana dal palazzo della nonna materna.
La nonna paterna viene a vivere con noi
portandosi dietro tutti i suoi vecchi mobili tarlati.
Divido con la nonna la stanza più grande
con balcone sul mare, e non mi stanco mai di guardare ogni giorno il rosso sole tuffarsi nel mare.
Non c'è molta confidenza tra noi,
se ne sta tutto il giorno, muta, seduta dietro ai vetri a sferruzzare,
la sua maglia cresce e decresce in continuazione,
arriverà mai alla fine?
Nell'anta inferiore del suo alto comodino,
ripone l'orinale che usa la notte,
sul ripiano c'è una sputacchiera in bella vista.
Quando la nonna comincia a star male
finisce di gironzolare la notte per casa
andando alla fine a piagnucolare davanti alla parete del corridoio
e ad implorare di aprire "questa porta" per fare entrare le figlie.
Il babbo è imbarcato a Augusta,
e le notti al capezzale della nonna c'è sempre la mamma con la moglie di un suo fratello.
A dicembre la nonna si aggrava e il medico consiglia di chiamare i figli.
È passata la mezzanotte quando,
sotto una pioggia torrenziale e un vento sferzante,
la mamma e la zia vanno alle Poste Centrali, sul lungomare, per telegrafare.
La mattina sul tardi il babbo e una sua sorella arrivano quasi contemporaneamente.
Poi arriva l'altra sorella di papà col marito
che non vuole entrare in casa per vecchi rancori contro non so chi,
e la mamma sul pianerottolo gli tende una tazza di caffè caldo.
Intanto la nonna è seduta arzilla sulla sua sedia
ad accogliere i figli
e la mamma sente il suo cuore battere sotto i piedi.
Comunque è stato un fuoco di paglia,
la nonna è nuovamente a letto e dopo l'Epifania muore.
Il babbo è rimasto a casa in licenza.
Se ne sta triste nella sua camera da letto a leggere,
la mamma in soggiorno stira,
noi con la zia vicino alla nonna a pregare.
Quando la nonna comincia a rantolare
aprendo e chiudendo la bocca con fatica,
veniamo mandati in cucina
e spaventati ci accovacciamo sotto il tavolo.
Poi, come tutti i ragazzi curiosi,
ci organizziamo e uno per volta scivoliamo silenziosi lungo il corridoio,
passiamo davanti alla porta aperta,
spiamo e corriamo indietro a riferire agli altri.
Vedo il babbo piangere e singhiozzare forte poggiato allo stipite
e sento la zia pregarlo di darsi forza per dare un aiuto a ricomporla.
Quando la nonna,
vestita con quel suo abito nero che lei stessa si è confezionato
e pił volte nella sua lunghissima vita ha scucito e ricucito,
è stesa sul letto
addobbato con la coperta buona di seta verde della mamma,
con le mani incrociate a stringere il suo rosario,
siamo chiamati per salutarla per l'ultima volta
ed io vedo le piegoline del suo pettorino
ondeggiare sospinte da un impercettibile respiro.