La tecnologia avanza
Frequento la scuola media, grembiule nero, calzini bianchi,
scarpe nere alla ballerina e coda di cavallo, se c'è Educazione Fisica al grembiule nero sostituisco
gonna blu pieghettata e golfino bianco di cotone felpato.
Il Bettolo, la mia scuola, è situata al sesto piano di un palazzo fatiscente
con scale traballanti, che saliamo e scendiamo a gruppi di non più di cinque.
È un periodo di grandi trasformazioni.
Circolano macchine,
i tram sono sostituiti dai bus
e si vedono sempre meno carrozze e cavalli in giro.
L'ultima volta che sono stata in carrozza è stato questo venerdì di Pasqua,
al ritorno dalla Processione dei Misteri.
La processione parte dalla Madonna del Carmine,
con tutte le statue dei Misteri
e i perdune con la testa incappucciata e i piedi scalzi,
al suono ora della trottola ora della banda,
gira lentamente per Taranto nuova;
prima di mezzanotte attraversa il Ponte Girevole
per essere in Cattedrale a mezzanotte esatta
dove i perdoni sono rifocillati.
All'alba riprende il cammino a ritroso,
dalla città vecchia ripassa alla nuova,
in via Anfiteatro incrocia la processione della Madonna Addolorata,
le due processioni si fondono
e insieme procedono fino alla chiesa di San Francesco.
S'è deciso di vedere la processione
nel tratto tra la marina e la Cattedrale.
Siamo in cinque, la mamma, due mie zie, una mia cugina e io.
Un vento freddo proveniente dal mare ci ha messo i brividi addosso
perció si decide di tornare in carrozza.
Ci avviciniamo alla prima carrozza di una lunga fila,
a bordo il vetturino protetto dal bavero alzato della sua sporca palandrana dorme,
mentre un rivolo puzzolente scorre tra gli zoccoli del cavallo.
Mia zia, con il suo accento napoletano, sveglia il vetturino
che a fatica alza la testa
e mette in mostra un naso grosso e gonfio
e due pomi rossi al posto delle gote; è ubriaco?
Si pattuisce il prezzo della corsa,
ma tentenniamo a salire,
non ci piace l'aspetto del vetturino che,
persa infine la pazienza,
senza garbo, ci spinge su tutte e cinque con le sue manacce.
La carrozza parte con uno strattone violento ed avanza zigzagando;
il cavallo scalpita e nitrisce.
Ci aggrappiamo l'una all'altra,
poi la zia Maria con la sua saggezza tutta napoletana
prende un fazzoletto bianco,
lo distende e invita ognuno di noi a stringerne una cocca,
questo calmerà il cavallo?
Tra risate e strizze al cuore
si arriva in prossimità della casa della nonna,
siamo in pieno crocevia quando gridiamo al vetturino che siamo arrivate.
Ferma la carrozza,
strabuzza gli occhi,
ci prende per matte.
La settimana precedente la Pasqua è tutta dedita alla salvezza dell'anima.
Si fa digiuno, niente giochi, si va in Chiesa ogni sera.
San Francesco è gremito di gente, di tutte le età.
Chi è venuto presto ha trovato posto nelle panche;
gli altri o si sono portati la seggiola da casa
o si arrangiano nei confessionali,
sugli scalini degli altari secondari
o stanno semplicemente ritti poggiandosi ora su un piede, ora sull'altro.
Il gran brusio
che copre la voce lamentosa di chi sta recitando il Rosario
cessa quando sul pulpito appare
l'oscura figura imponente del frate missionario il cui viso è
incorniciato da una lunga barba.
La voce tonante del predicatore domina tutti.
Evitiamo di guardarci l'un l'altro.
Ci sentiamo grandi peccatori,
e le fiamme dell'inferno bruciano i nostri corpi.
Quando torno a casa,
il cuore stretto dal dolore,
l'anima desiderosa di spazi puri,
mi chiudo nella mia cameretta,
tiro fuori dal cassetto della scrivania il quaderno dalla copertina nera,
e parola per parola riscrivo il sermone
rivivendo tutte le emozioni che ho provato in Chiesa,
seduta a terra,
raggomitolata su me stessa,
dietro una colonna.
Ogni vigilia di Pasqua si va a cinema.
Per anni ho pianto dal momento del bacio di Giuda alla crocifissione di Gesù. Finalmente quest'anno la mamma decide di cambiare genere!
Nel buio della platea ho pianto per Santa Lucia.
Ad ogni angolo della città è stato posto un cassonetto per i rifiuti
dove ciascuno abitante andrà a riporre i propri,
chiusi in un sacchetto,
poi durante la notte passerà un carro a prelevarli.
Chi chiameranno ora le mamme per punire i loro discoli?
Spariscono lentamente le cucine economiche in muratura
con i fornelli sempre sporchi di cenere
e compaiono le cucine metalliche affiancate da una bombola piena di gas.
Non si usano più pentole in rame rossa ma in alluminio.
Le lavatrici sostituiscono le lavandaie.
La lavatrice è un grosso contenitore metallico
sul cui fondo c'è un'elica che muove l'acqua.
Si riempie e svuota a mano;
i panni si strizzano manualmente.
Addio o'munizzaro!
Nessuno più scapperà
per il tuo odore nauseabondo.
Tu curvo
nei tuoi panni lerci
sali lentamente le scale
bussi gentile a quelle porte
prive dei loro secchi.
E poi ridiscendi
sempre più curvo
sotto il peso crescente
del tuo sacco gocciolante
e lasci lungo le scale,
insieme ad una scia
d'aria irrespirabile,
foglie marcite di verdura,
lische di pesce,
torsoli di frutta,
carte sporche.
Addio o'munizzaro!
Siamo i primi in famiglia a comperare la lavatrice e quando la portano a casa è messa al centro della cucina per la prova. Siamo tutti intorno e guardiamo curiosi il babbo che la riempie, immerge un lenzuolo con scaglie di sapone. Il grande momento è giunto! Il babbo preme l'interruttore e ... veniamo tutti investiti da una pioggia d'acqua saponata: il babbo ha dimenticato di mettere il coperchio.
Quando un grosso televisore, in bianco e nero,
è posto su un robusto carrello in casa della nonna materna,
finiscono le passeggiate a lungomare o,
quando l'afa è insopportabile,
nella strada buia che porta fuori città, a San Vito, nelle sere d'estate.
Andiamo tutti a casa della nonna a vedere "Il Musichiere"
e le sedie non bastano.
Anche il telefono compare per primo in casa della nonna,
e c'è un via vai di nipoti che telefonano ad amici e sconosciuti.
Io ho avuto una lunga amicizia telefonica con un ragazzo,
poi abbiamo deciso di incontrarci
e ci siamo dati appuntamento al lungomare.
Quando ho visto un ragazzo basso e grasso
appoggiato alla ringhiera ho tirato dritta.
Era lui?